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Le fatiche della mediazione

pubblicato 23 nov 2014, 14:14 da SnodiAPS Mediazione Umanistica dei Conflitti


Lo diciamo spesso che la mediazione non è un ambito facile in cui cimentarsi.
Non è una professionalità che si possa acquisire sui libri di testo o semplicemente frequentando un corso.
Non garantisce ricchi guardagni a chi aspira a farne il suo lavoro.
Ha un destino difficile questo modo di intendere le relazioni, questa modalità di affrontare i momenti critici della vita. E' bene che chi si avvicina a questo mondo lo sappia, ne abbia piena consapevolezza.

La mediazione sta vivendo forse oggi una fase delicata.
Da un lato il lavoro di tessitura che tanti hanno compiuto almeno negli ultimi venti anni sta cominciando a dare i suoi frutti: la mediazione è ormai entrata dentro la conoscenza comune, almeno ad un livello superficiale, si sta collocando a livello istituzionale e normativo, ha collezionato una buona fetta di esperienza sul campo, compare spesso e volentieri come argomento di congressi ed eventi dagli importanti promotori (per fare un esempio lo scorso 31 ottobre la Regione Emilia-Romagna ha dedicato una giornata di lavoro alla mediazione con una partecipazione che qualche anno fa, confrontandomi con alcuni amici mediatori presenti, sarebbe stata impensabile
D'altro canto occorre anche guardare alla grande difficoltà che gli enti pubblici stanno affrontando nel sostenere sportelli di mediazione: la crisi economica si fa sentire e purtroppo questo genere di servizi non è ancora riuscito a far cogliere ai cittadini come agli amministratori il suo valore e le sue potenzialità. Forse per il poco tempo a disposizione, forse perchè è difficile operare in questo senso e i problemi che arrivano sul tavolo sono sempre più articolati e non permettono a nessuno di operare da solo.

La crisi morde anche il mondo della formazione e in tutta Italia, così come dalla vicina Francia, colleghi ci raccontano di quanto sia diventato difficile ottenere sufficienti iscritti per poter avviare stage esperienziali o percorsi strutturati. Anche Snodi sta vivendo questa difficoltà cercando di cogliere in questo un segnale per rivedere le modalità di lavoro e delle proposte ma la ricerca è ancora aperta e senza soluzioni definitive.

Per certi versi la mediazione umanistica soffre di più di altre declinazioni della mediazione, forse per il suo proporsi, come abbiamo detto tante volte, secondo una modalità poco vicina ai modelli culturali predominanti che pongono al centro risultati certi e performance efficienti. Chi conosce questa proposta sa che la mediazione umanistica nasce proprio e prima di tutto come progetto di società lontano da questi obiettivi per provare a rimettere al centro la persona, le emozioni, i valori.
Anche questo aspetto non rende facile la vita ai mediatori in alcuni casi additati come fumosi professionisti, in altri essi stessi pieni di dubbi proprio rispetto ad una prospettiva difficile da difendere nel contesto attuale.
Eppure se c'è una cosa che nel tempo ha reso forte questa proposta è proprio l'essersi collocati in modo netto e deciso ai margini della razionalità della testa e dell'efficienza del risultato per offrire alla persona una spazio di lenta ricerca personale, di ascolto e ricomposizione delle diverse parti, di sosta rigenerativa di silenzio e pensiero connesso con la pancia.

Forse è difficile vedere delle prospettive, un punto di approdo per la mediazione, specie quella umanistica; un  punto di approdo che vada oltre il prendersi un tempo di autocura con la scusa di imparare a fare il mediatore; un punto di approdo professionale che giustifichi gli investimenti emotivi, economici e familiari.
Probabilmente questo punto non esiste e ci scontriamo con la fatica di accettare l'incertezza degli esiti dei nostri percorsi di crescita personali che prendono spesso e volentieri strade tanto diverse quanto inaspettate e spesso lontane da quella mediazione iniziale. Apparentemente però perchè tanti mediatori lo sono senza esserne pienamente coscienti, esercitano il loro essere mediatori senza dare alle loro azioni questo nome, senza accorgersi che dentro di loro la semina sta dando buoni frutti. Senza accorgersi quanto quel tempo dedicato a sè tramite la mediazione abbia messo in moto cambiamenti densi e sostanziosi da tempo in attesa.

L'obiettivo è grande ed è dentro il cuore di tutti, creare un mondo più bello e più vero, riconnettersi con l'essenza della vita, ritrovare il tempo giusto.
La fatica inevitabile e necessaria.
Buon lavoro mediatori.

 

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